dalNumero 3 Marzo 2010
Piergiorgio Tami missionario di pace
Imprenditore evangelico ticinese in Cambogia e Afghanistan
(Amanda Pfändler) C’è una serenità che fa quasi invidia in Piergiorgio Tami quando racconta la sua vita dedicata al prossimo. Una serenità che deriva chiaramente da una grande fede. Una fede pratica, vissuta nel quotidiano, che lo ha portato quasi 30 anni fa a lasciare lavoro, agio, comodità e amici in Svizzera per andare dall’altra parte del mondo ad aiutare gli ultimi degli ultimi e portare loro il messaggio cristiano per eccellenza, quello della speranza. Piergiorgio Tami, originario del Malcantone, dopo varie esperienze in Asia, da oltre 15 anni vive in Cambogia. Prima è stato in Giappone e vari altri Paesi asiatici. Sempre per aiutare chi non ha una casa, un lavoro, da mangiare, né qualcuno che lo aiuti. Insieme alla moglie Simonetta e alle tre figlie - nate, come dice Tami, “cammin facendo” - il ticinese ha costituito nel 1994 la fondazione Hagar International [vedi riquadro, ndr.], che si occupa di aiutare donne e bambini vittime di abusi, violenza e miseria estrema.
La decisione di partire, in realtà, l’aveva già presa a circa 8 anni quando, una domenica in chiesa ha “sentito un padre bianco, appena rientrato dall’Africa, raccontare la propria esperienza di missionario e deciso di voler fare altrettanto”. Ma quante cose desideriamo fare a 8 anni? E quanto invece la nostra vita poi da adulti arriva ad essere completamente diversa dai nostri progetti infantili? Non per Tami. Allora il padre bianco, quando al termine della messa il piccolo Piergiorgio gli disse di voler fare il missionario da grande, gli risposte: “Studia, impegnati, impara le lingue e vedrai che Dio farà sì che i tuoi progetti si realizzino”.
Ed è effettivamente stato così, anche se c’è voluto l’aiuto di un amico, un pastore pentecostale, perché i progetti di un bambino potessero effettivamente tramutarsi oltre dieci anni dopo, in una scelta di vita. “Alcuni parlano di riconversione, io direi che è stata piuttosto una conferma. Questo amico mi ha interrogato, mi ha chiesto quale fosse la mia posizione, a cosa credessi. Ho ricominciato a leggere la Bibbia, mi sono riavvicinato alla figura di Gesù Cristo, piuttosto che a una religione cristiana con chiesa, istituzioni e teologie varie. Per me e mia moglie è stato un voler impegnarsi a fondo per vivere una vita cristiana piena, avendo una relazione personale con Dio attraverso Gesù Cristo, di cui abbiamo deciso di voler mettere in pratica gli insegnamenti”.
In capo al mondo
Così nel 1982 Piergiorgio Tami e la moglie Simonetta lasciano l’impiego alla Swissair e al Credit Suisse, e partono, prima in Giappone, ad aiutare i manager falliti che vivono per strada da barboni, poi in vari altri Paesi asiatici - come Tonga, nel Pacifico, e Singapore - finché la malaria non li porta a stabilirsi in Cambogia: “Sono stato in questo Paese, devastato dalla guerra, pieno di miseria, e ne sono rimasto estremamente colpito”, spiega Tami. “Poi mi sono ammalato di malaria, in una forma estremamente pericolosa, tanto che i medici mi avevano dato ben poche possibilità di sopravvivenza. Alla fine però ce l’ho fatta, ma la Cambogia ormai mi era entrata nel sangue”. Un segno di Dio, per Tami, che decide: si parte per Phnom Penh. La famiglia arriva in Cambogia proprio quando l’Onu sta lasciando il Paese, nuovamente sull’orlo di una guerra civile. Nel 1997 si trovano a vivere i durissimi scontri tra i due primi ministri in carica, il principe Ranariddh, uno dei figli del re e presidente del Fronte Nazionale Unito Funcinpec, e Hun Sen, a capo del Partito popolare cambogiano. “Siamo rimasti per tre giorni chiusi in casa, circondati dai carri armati. Siamo anche stati colpiti da un razzo anticarro, che è entrato nella camera di nostra figlia. Eppure”, racconta Tami, “anche in questi momenti abbiamo sperimentato una pace che viene da Dio, una protezione divina, che ci ha permesso di continuare”.
Tami ci tiene a sottolinearlo, questa è la vita che ha scelto per sé e per la sua famiglia, una vita “non di religione, ma piuttosto di una fede molto pratica. Abbiamo vissuto situazioni di ogni genere e in quelle più difficili Dio si è fatto vedere e sentire”.
Imprenditore di successo
Un atteggiamento pragmatico e ottimista che ha caratterizzato anche l’attività umanitaria di Tami: Hagar International è diventata un’impresa di successo che permette a donne e bambini con un passato segnato da abusi, violenze e miseria “di intraprendere un percorso di recupero psico-fisico, di riabilitazione, di reinserimento nel mondo lavorativo per arrivare a un completo recupero nella comunità”. Un lavoro non facile: Tami ha scelto di aiutare le molte Hagar cambogiane, vietnamite e afghane. Donne sfruttate, picchiate, violate, vendute o abbandonate, spesso con i loro piccoli bambini. “A volte ciò cui si assiste, il male di cui si è testimoni è talmente estremo e atroce da essere insopportabile. È difficile conciliare tutto questo con quanto si legge ogni giorno nelle Scritture, che parlano di un Dio buono e misericordioso. Eppure”, spiega con convinzione Tami, “è solo nella fede, nelle parole del Signore, che si trovano risposte che abbiano un senso e, soprattutto, la speranza, indispensabile per andare avanti”.
Il suo incessante impegno è valso a Tami il riconoscimento e l’approvazione delle autorità e della gente del posto, ma anche elvetiche. Tami è infatti stato designato dal Dipartimento federale degli affari esteri console generale elvetico in Cambogia e delegato permanente dell’ambasciata svizzera a Bangkok.
E oggi, a quasi trent’anni dal suo inizio, il viaggio di Piergiorgio Tami non è finito: assegnata a dei direttori professionisti la gestione delle varie sedi di Hagar International in Cambogia, Vietnam e Afghanistan, il missionario - come lui stesso preferisce definirsi - è nuovamente alla ricerca di nuove sfide, nuovi progetti, affinché la sua mano tesa e il suo messaggio di speranza possano raggiungere sempre più persone. Dove, non ha importanza. Ma di sicuro con lui ci sarà la moglie Simonetta perché “come per Abramo: si sa con chi si va, ma non dove”, conclude sorridendo (nella foto: Piergiorgio Tami).
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