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Fede e dubbio

Paolo Tognina
Paolo Tognina

I credenti considerano spesso il dubbio come una forma di allontanamento dalla fede autentica, come una caduta dalla fede nell’incredulità. Bisogna invece dire e ripetere, e non lo si ripeterà mai abbastanza, che il dubbio non è opposto alla fede, ma ne fa parte. Addirittura si potrebbe dire che il dubbio presuppone una fede e che chi si definisce “agnostico” è anch’esso un credente. Un teologo evangelico svizzero dell’Ottocento, Alexandre Vinet, ha affermato che “là dove l’incredulità è impossibile, anche la fede è impossibile”, là dove non c’è l’uno, non può esserci nemmeno l’altra. La fede e il dubbio formano una coppia inseparabile.
La tentazione, semmai, consiste nell’affermare “io so” là dove invece dovremmo dire “io credo”. In materia di fede, le convinzioni non devono essere confuse con un sapere che esclude la possibilità della fede. In altre parole, ciò che si sa, non deve essere creduto.
Nel dialogo con gli atei, possiamo allora incontrarci intorno a un agnosticismo comune e positivo. Il credente affermerà: “Io credo che Dio esiste, ma non lo so”. Il non credente, da parte sua, dirà: “Io credo che Dio non esiste, ma non lo so”. Ciascuno fa un atto di fede, ma nello stesso tempo non lo ritiene un sapere definitivo e incontestabile.
Il romanziere Albert Camus, nel corso di una conferenza tenuta a Parigi subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, ha espresso in modo molto efficace questo punto di vista, dicendo: “Non sentendomi in possesso di nessuna verità assoluta e di nessun messaggio, io voglio dichiarare che non partirò mai dal presupposto che la verità cristiana è illusoria, ma solamente dal fatto che io non ho potuto accedervi”.
Sarebbe auspicabile che i credenti, di qualunque religione, ma anche gli atei, avessero la stessa onestà intellettuale e non proclamassero, come testimoni e fautori di un imperialismo insopportabile, delle certezze che essi pretendono assolute e indubitabili, ma imparassero a coltivare la discussione, il dialogo e il confronto. Non per fare del dubbio una comoda poltrona dove ci si siede per non pensare e non cercare più, ma al contrario, per farne il punto di partenza di un cammino di apertura e di ricerca.

(questo testo è stato diffuso nell’ambito del programma “Tempo dello Spirito”, in onda ogni domenica, su RSI Rete Due, alle 8.05 ca.; vai al podcast del programma)

 
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