Un'espressione di libertÃ
Paolo Tognina
Ricorderete certamente la vicenda di Eluana Englaro, la giovane italiana coinvolta in un tragico incidente della circolazione, rimasta in coma per molti anni. E ricorderete la battaglia condotta da suo padre, Beppino Englaro, per poter interrompere i trattamenti di sostegno vitale a sua figlia. È passato un anno dalla morte di Eluana Englaro. E recentemente un tribunale ha riconosciuto che in quel caso specifico l’interruzione dei trattamenti non può essere equiparata a un omicidio, perché Eluana aveva esplicitamente espresso ai genitori, tempo prima dell’incidente, la sua volontà di non essere sottoposta a cure di quel genere. Il procedimento contro Beppino Englaro e altri, tra medici e infermieri, indagati per concorso in omicidio, è dunque stato archiviato. Ci sono voluti anni di dolori, umiliazioni e polemiche, spesso provenienti anche da ambienti cristiani, per arrivare a quella sentenza che mette la parola fine alla pesante vicenda giuridica di Eluana Englaro.
In Italia rimane però aperta la questione del possibile ripetersi di situazioni del genere. Che cosa fare per cercare di impedire che si riaprano altri casi analoghi? A Milano, la chiesa evangelica valdese ha avviato un progetto di raccolta e registrazione delle direttive di fine vita. Centinaia di milanesi, perlopiù non evangelici, si sono già rivolti allo sportello della chiesa valdese per depositare il loro “biotestamento” nell’archivio della comunità dopo averlo firmato di fronte a un legale e a dei testimoni. La chiesa non vuole sostituirsi allo Stato, ribadiscono i responsabili valdesi di Milano, ma se le autorità si rifiutano di offrire questo servizio ai cittadini, questo diventa un compito della chiesa. Quello della raccolta delle direttive di fine vita è insomma un progetto che intende riconoscere il valore e l’importanza dell’espressione della volontà individuale per quanto concerne la propria vita e i trattamenti a cui una persona vuole o non vuole sottoporsi. Si può dire, un’espressione di libertà.
(questo testo è stato diffuso nell’ambito del programma “Tempo dello Spirito”, in onda ogni domenica, su RSI Rete Due, alle 8.05 ca.)








