Libri
Antjie Krog, Terra del mio sangue
(ve/dc) Cinque anni dopo la fine dell'apartheid, in Sud Africa, Nelson Mandela ha voluto che fosse istituita una “Commissione per la verità e la riconciliazione”. Scopo della Commissione, mettere i carnefici di fronte alle vittime sopravvissute per sollevare il velo che copriva le atrocità commesse ai danni dei neri del Sudafrica durante oltre cinquant’anni di oppressione razzista. Mandela ha affidato la presidenza della Commissione a una delle personalità più autorevoli e integre della lotta contro l’apartheid, ovvero l’arcivescovo anglicano Desmond Tutu.
Tra il dicembre 1995 e l'estate 1998, la Commissione per la verità e la riconciliazione ha ascoltato migliaia di persone: aguzzini del regime bianco, vittime della repressione, esponenti della resistenza antiapartheid. A chi si è reso colpevole, ha chiesto di dire la verità sui crimini commessi, a chi ha subito violenze, è stata chiesta l'autorizzazione al perdono. In tutto, la Commissione ha raccolto i racconti di ventimila vittime e ottomila richieste di amnistia.
Per oltre due anni, il Sudafrica ha messo in atto uno straordinario e dolorosissimo sforzo di ricostruzione della verità. Molti dubitano ancora oggi dell’efficacia dell’operato della Commissione, ma con ogni probabilità essa ha permesso al Sudafrica di scongiurare il pericolo di un bagno di sangue su cui molti avrebbero giurato dopo il crollo del regime razzista.
I lavori della commissione sono stati seguiti dal pubblico e da una squadra di giornalisti e tecnici radiofonici il cui compito è stato quello di raccogliere, per i notiziari nazionali e stranieri, i racconti di vittime e carnefici. Antjie Krog, giornalista bianca, è stata chiamata a guidare la squadra che ha seguito le sedute della commissione, in diverse città del Sudafrica. Un lavoro durissimo, che non ha risparmiato nessuno, nemmeno i cronisti, che ne sono usciti distrutti. “Tra corpo e racconto il legame è profondo”, annota la curatrice dell’edizione italiana del libro. “Il narrare può lenire le ferite del corpo, può dare il sollievo di un dolore condiviso. La guarigione sta nel dire. Non così per chi ascolta, per chi quel dolore è invece chiamato a contenere”.
Al termine dei lavori della commissione, Antjie Krog ha raccontato, in prima persona, in questo libro doloroso, ma intenso e bellissimo, la sua esperienza. Il libro è allo stesso tempo romanzo, cronaca, poesia. Non mancano gli episodi tragici e raccapriccianti, ma ancora più toccante è il racconto del travaglio interiore della cronista, un racconto pieno di emotività e sofferenza, alla ricerca di un significato di quanto accaduto. E soprattutto alla ricerca del significato autentico delle parole “verità”, “perdono” e “riconciliazione”.
Antjie Krog
Terra del mio sangue
Nutrimenti, Roma 2006
(ve/dc) Cinque anni dopo la fine dell'apartheid, in Sud Africa, Nelson Mandela ha voluto che fosse istituita una “Commissione per la verità e la riconciliazione”. Scopo della Commissione, mettere i carnefici di fronte alle vittime sopravvissute per sollevare il velo che copriva le atrocità commesse ai danni dei neri del Sudafrica durante oltre cinquant’anni di oppressione razzista. Mandela ha affidato la presidenza della Commissione a una delle personalità più autorevoli e integre della lotta contro l’apartheid, ovvero l’arcivescovo anglicano Desmond Tutu.
Tra il dicembre 1995 e l'estate 1998, la Commissione per la verità e la riconciliazione ha ascoltato migliaia di persone: aguzzini del regime bianco, vittime della repressione, esponenti della resistenza antiapartheid. A chi si è reso colpevole, ha chiesto di dire la verità sui crimini commessi, a chi ha subito violenze, è stata chiesta l'autorizzazione al perdono. In tutto, la Commissione ha raccolto i racconti di ventimila vittime e ottomila richieste di amnistia.
Per oltre due anni, il Sudafrica ha messo in atto uno straordinario e dolorosissimo sforzo di ricostruzione della verità. Molti dubitano ancora oggi dell’efficacia dell’operato della Commissione, ma con ogni probabilità essa ha permesso al Sudafrica di scongiurare il pericolo di un bagno di sangue su cui molti avrebbero giurato dopo il crollo del regime razzista.
I lavori della commissione sono stati seguiti dal pubblico e da una squadra di giornalisti e tecnici radiofonici il cui compito è stato quello di raccogliere, per i notiziari nazionali e stranieri, i racconti di vittime e carnefici. Antjie Krog, giornalista bianca, è stata chiamata a guidare la squadra che ha seguito le sedute della commissione, in diverse città del Sudafrica. Un lavoro durissimo, che non ha risparmiato nessuno, nemmeno i cronisti, che ne sono usciti distrutti. “Tra corpo e racconto il legame è profondo”, annota la curatrice dell’edizione italiana del libro. “Il narrare può lenire le ferite del corpo, può dare il sollievo di un dolore condiviso. La guarigione sta nel dire. Non così per chi ascolta, per chi quel dolore è invece chiamato a contenere”.
Al termine dei lavori della commissione, Antjie Krog ha raccontato, in prima persona, in questo libro doloroso, ma intenso e bellissimo, la sua esperienza. Il libro è allo stesso tempo romanzo, cronaca, poesia. Non mancano gli episodi tragici e raccapriccianti, ma ancora più toccante è il racconto del travaglio interiore della cronista, un racconto pieno di emotività e sofferenza, alla ricerca di un significato di quanto accaduto. E soprattutto alla ricerca del significato autentico delle parole “verità”, “perdono” e “riconciliazione”.
Antjie Krog
Terra del mio sangue
Nutrimenti, Roma 2006









