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Una Svizzera tante religioni
04 marzo 2010
La situazione religiosa non รจ caratterizzata solo dai minareti

(Andrea Ostinelli) Negli ultimi cinquant’anni la Svizzera delle religioni è cambiata in maniera impressionante. Da un lato si è passati dalla tradizionale dualità confessionale (cattolici-protestanti) alla molteplicità delle forme di spiritualità, mentre, dall’altro, è in atto un processo di secolarizzazione. Se la scuola, il sistema sanitario, la politica e i media si devono confrontare con l’accresciuto pluralismo religioso, che pone problemi inediti ma offre anche opportunità insospettate per la convivenza civile, l’influenza precettiva delle religioni istituzionalizzate diminuisce sia nella sfera pubblica, sia in quella privata.

Evoluzione del panorama religioso
Per dare conto di tale evoluzione, così come risulta da queste due tendenze in apparenza contraddittorie, e per fornire elementi di conoscenza su rischi e opportunità connessi al nuovo quadro sociologico, lo scorso mese di febbraio è stato pubblicato lo studio diretto da Martin Bauman e Jörg Stolz, “La nouvelle Suisse religieuse - Risques et chances de sa diversité”.
“Il nuovo pluralismo religioso non è una realtà specificamente svizzera”, ci spiega Stolz, direttore dell’Osservatorio svizzero delle religioni (ORS) e docente all’Università di Losanna. “Tuttavia”, prosegue, “la Svizzera, in quanto Paese di minoranze, abituato a diverse forme di coabitazione linguistica e religiosa, ha degli atout culturali per gestire questa nuova situazione. Peccato che talora sembri dimenticarsene e veda soltanto i rischi connessi alle religioni apparse di recente sul suo territorio”.
La varietà del panorama religioso attuale è legata a doppio filo con i mutamenti epocali del nostro tempo: la globalizzazione e l’incremento dei flussi migratori. Musulmani, indù, sikh, buddisti, nuovi movimenti, non sono più entità trascurabili. Ma il quadro è più articolato anche perché è mutato l’atteggiamento degl’individui nei confronti della spiritualità. Così se l’islam in Svizzera è religione d’immigrati, il buddismo, che è visto come conciliante e pacifico, attira molti residenti, che vi si convertono.

Fedeli o consumatori?
“Le persone si sentono sempre più libere nei confronti del fatto religioso. In particolare i cristiani, siano essi cattolici o riformati, si comportano più come consumatori che non come fedeli, creandosi e vivendo una spiritualità à la carte. Non aderiscono più incondizionatamente ai dogmi ma scelgono liberamente le loro credenze. Proprio per questa ragione, anziché di “fede” o di “religiosità”, oggi si tende a parlare di “spiritualità”. Tale cambiamento di linguaggio rispecchia una mutazione soggiacente: la spiritualità diviene un’occasione di sviluppo personale e ci si “emancipa” da dogmi e dottrine”.
Alla secolarizzazione generale della società e al calo dei cattolici - tendenza che dovrebbe per lo meno confermarsi in futuro - la Curia romana reagisce radicalizzando il proprio discorso. “In effetti è in atto un inasprimento delle posizioni ufficiali, quasi a voler così contrastare la secolarizzazione della società. Ciò vale nei confronti della gerarchia cattolica e non dei fedeli”, puntualizza Stolz. “Costoro sono invero poco informati circa le differenze dogmatiche che li “separano” dai protestanti. E questo è al tempo stesso un successo dell’ecumenismo”.

Nuove frizioni tra le confessioni
Le ripercussioni dell’intransigenza vaticana sui rapporti fra le comunità cristiane svizzere sono all’ordine del giorno. “Le posizioni del Vaticano pongono dei problemi di coabitazione molto difficili”, conferma il professor Stolz, “in particolar modo in seno alle opere ecumeniche, come l’opera caritativa per i richiedenti l’asilo, i corsi di religione nelle scuole, gli spazi d’informazione religiosa alla radio e alla televisione. Dal momento in cui Roma comincia a giocare la carta confessionale, nascono delle frizioni. In concreto: come parlare in tv dei vescovi negazionisti riammessi in seno alla Chiesa cattolica dal papa oppure della vita di coppia degli omosessuali? Ovviamente non si tratta di un clima da Sonderbund, da guerra civile di religione, ma i riformati sono in difficoltà: si trovano a fare buon viso a cattivo gioco. E questo perché, a causa della forte gerarchizzazione, i cattolici svizzeri godono di margini di manovra più stretti rispetto agli altri cristiani”.
Anche tra protestanti vi sono delle tensioni, soprattutto per via delle correnti evangelicali interne alle chiese riformate. “Se le frizioni tra cattolici e protestanti segnano un’inversione di tendenza rispetto all’ecumenismo, quelle all’interno del mondo protestante sono sostanzialmente costanti”, riassume Stolz.

Libertà religiosa e nuove collaborazioni
La libertà di religione unisce cristiani, ebrei e musulmani, che continuano il loro dialogo nell’ambito di istanze come l’Iras-Cotis o il Consiglio delle religioni. “Quando si tratta di pluralismo religioso, le grandi religioni istituzionalizzate (cristiane, ndr) sono attente al tema ed evitano di giocare la carta del monopolio”. Insomma, quando si tratta di difendere la presenza della religione nella sfera pubblica, l’unione fa la forza. “È senz’altro così ma nel dialogo interreligioso c’è una parte sincera, consapevole del fatto che la pace religiosa è un elemento indispensabile di progresso sociale”, commenta il professor Stolz.
Nel libro si parla anche di “nuovi movimenti religiosi”. “Utilizziamo questa denominazione al posto di “sette” perché non si tratta necessariamente di realtà negative: ve ne sono di assolutamente pacifiche”. Le cifre, comunque, non indicano un forte aumento e, differentemente da quanto avviene in Francia, le autorità sembrano convinte che gli strumenti di diritto comune bastino a proteggere gli adepti da plagi e altre forme di assoggettamento.
“Ubi societas, ibi ius” (dov’è la società, lì è il diritto), dicevano i latini. L’ordinamento giuridico è proprio uno dei sistemi sociali maggiormente toccati dalla nuova società delle religioni. E non è soltanto questione di ricorsi contro l’edificazione di minareti. “Diverse costituzioni cantonali sono state emendate per aprire la porta in futuro al riconoscimento di altri gruppi religiosi, come per esempio gli evangelici o i musulmani”, ricorda il sociologo delle religioni. “Quando dall’enunciazione di principio si passerà al riconoscimento vero e proprio, un grande progresso sociale sarà stato compiuto. Difatti, bisogna ricordarsi che i nuovi diritti riconosciuti a quelle comunità saranno controbilanciati dai loro doveri di lealtà nei confronti dello Stato”.

Religioni in Svizzera, Segni dei Tempi RSI LA1
Musulmani in Svizzera, Segni dei Tempi RSI LA1

 
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