Testamento biologico
22 febbraio 2010
L’Italia lontana da una moderna legge sulle direttive anticipate
(Fulvio Ferrario) Un anno fa si concludeva, tra polemiche non sempre rispettose della dignità delle persone coinvolte, la vicenda di Eluana Englaro. Le discussioni, tuttavia, non si sono placate ed è bene sapere che le opinioni delle chiese cristiane divergono. Quella delle gerarchie cattoliche è nota: la decisione del padre di Eluana di porre fine a un’agonia infinita rappresenta un attentato al diritto alla vita.
Le chiese evangeliche sostengono una tesi diversa. Ovviamente non si tratta di essere “contro la vita” e “a favore della morte”. Sarebbe il caso, anzi, di farla finita una volta per tutte con questo tipo di retorica che confonde le carte in tavola e impedisce una riflessione costruttiva. Piuttosto, si intende lasciare il giusto spazio alla responsabilità delle coscienze, su un tema che tocca le dimensioni più personali dell’esistenza umana. In questa prospettiva, la Chiesa evangelica valdese di Milano ha aperto uno sportello per offrire la possibilità, a quanti lo desiderano, di sottoscrivere un testamento biologico, cioè di mettere per iscritto le loro volontà per quanto riguarda il trattamento medico nella fase terminale della loro vita.
Centinaia di persone hanno usufruito di questa possibilità, offerta anche, in altri luoghi, da strutture pubbliche. È solo un piccolo segno, naturalmente, che potrebbe essere anche poco efficace sul piano pratico, se si vorranno mettere le coscienze sotto tutela, per legge. È però un segno semplice e chiaro, rivolto a tutti. È presumibile che, tra coloro che si sono recati alla chiesa valdese di Milano per presentare il proprio testamento biologico, ci siano stati anche uomini e donne cattolici. È legittimo parlare, in un caso del genere di un gesto che promuove anche l’unità tra le chiese? Alcune autorità cattoliche, verosimilmente, diranno di no. Io penso invece il contrario. Vivere, infatti, significa anche pensare e agire responsabilmente. Aprire spazi alla responsabilità personale costituisce dunque un gesto d’amore che, come tale, può legittimamente richiamarsi a Gesù (da “Riforma” del 19 febbraio 2010).
Servizio di Segni dei Tempi RSI sull'iniziativa della Chiesa valdese di Milano
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