Open Forum di Davos
23 gennaio 2010
Le chiese di Davos tra compassione e preghiera
(Reinhard Kramm) Ogni anno Davos vive, per alcuni giorni, una situazione eccezionale. Alla fine di gennaio gli abitanti devono fare i conti con strade sbarrate, cancelli, controlli di polizia e una massiccia presenza di forze dell’ordine. Mentre limousine nere intasano le strade ed elicotteri volano ininterrottamente nella valle.
Una situazione eccezionale anche per le chiese della località alpina grigionese. Quella di Davos Dorf, per esempio, si trova nella cosiddetta “zona vietata”, cioè l’area dove risiedono gli ospiti principali del World Economic Forum (Wef) e dove si svolgono dibattiti e incontri. Aperta tutto l’anno, durante il Wef la chiesa deve rimanere chiusa a chiave. Il culto domenicale ha luogo solo previa autorizzazione. E deve essere eccezionalmente attraente, per convincere la gente a recarsi in chiesa superando gli sbarramenti predisposti dalla polizia.
“Il Wef è un evento ambivalente”, afferma il pastore riformato di Davos Stefan Hügli. Egli trova interessanti le discussioni e gli ospiti illustri dell’Open Forum, organizzato dalla Federazione delle chiese protestanti in collaborazione con il Wef, ma è sconcertato dalle imponenti misure di sicurezza. “Non tutti approfittano del Wef”, osserva.
Primi passi
Di opinione simile era il predecessore di Stefan Hügli, la pastora Ursula Schubert. Tredici anni fa si era arrabbiata per “l’arroganza delle decine e decine di Audi nere messe a disposizione dei potenti ospiti del World Economic Forum”. Schubert sottolinea: “Dovevamo fare qualcosa”. E perciò la Comunità di lavoro delle chiese di Davos (AKiD) ha reagito. Nel 1999 il presidente dell’AKiD, che allora era il pastore Peter Rudolf, di Davos-Monstein, ha deciso di tenere un culto in inglese, ma nessuno vi ha partecipato: il Wef non l’aveva inserito nel programma ufficiale.
La svolta è avvenuta nel 2000, quando una dimostrazione, a cui hanno aderito un migliaio di persone, ha attraversato il paese e fracassato le finestre del locale ristorante Mc Donald’s. Lo stesso anno, l’organizzazione di critica alla globalizzazione “Public Eye on Davos” ha deciso di sospendere la propria collaborazione col Wef. Il Forum economico si è allora trovato di fronte a una crisi e ha deciso di aprirsi per cercare nuovi interlocutori. “A quel punto noi abbiamo deciso di intervenire”, ricorda Ursula Schubert.
Nel 2001 l’AKiD ha organizzato un dibattito tra il presidente del Wef, Klaus Schwab, e alcune personalità note per le loro posizioni critiche rispetto alla globalizzazione. Quel dibattito, aperto al pubblico, ha attirato moltissima gente e ha costituito il seme da cui è nato l'“Open Forum”.
Visto il successo della manifestazione, le chiese locali hanno deciso di affidare l’organizzazione dell’Open Forum a un partner più preparato. E così è entrata in scena la Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera (Fces) che, in collaborazione con alcuni enti umanitari, ha organizzato nel 2003 il primo “Open Forum di Davos”, una manifestazione nell’ambito del Wef, aperta al pubblico.
Qualche dubbio
Malgrado il successo registrato dall’Open Forum, non mancano le voci critiche e le riserve nei confronti di questa manifestazione. Matthias Bünger, pastore evangelico metodista, delegato dell’AKiD, si chiede ad esempio: “L’Open Forum è uno specchietto per le allodole o l’espressione di un reale impegno critico?”.
E intanto l’AKiD ha respinto la proposta, rivolta dal Wef e dalla Fces, di organizzare una festa interculturale e di collaborare maggiormente nell’allestimento dell’Open Forum. Le chiese locali hanno deciso di impegnarsi nell’ambito di un programma denominato “Schweigen und Beten (“Tacere e pregare”): un programma di incontri di meditazione sulla pace e la giustizia sociale che si svolge nella chiesa di san Giovanni, a Davos Platz, ogni giorno, dal 28 al 30 gennaio, dalle 18 alle 21 (da "reformiert").
Open Forum Davos
Chiesa evangelica riformata di Davos
Open Forum 2009, a Segni dei Tempi RSI LA1
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