EventiCulturali
Haiti - la libertà che non arriva mai
(ve) La Galleria Coal-Mine di Winterthur ospita un’esposizione di Thomas Kern, fotografo svizzero che, negli ultimi anni, ha visitato a più riprese Haiti. Il catastrofico terremoto che ha devastato il Paese caraibico ha dato alla mostra ulteriore significato, come testimonianza di un mondo tormentato dalla miseria, caotico, percorso da fremiti di grande vitalità e disperazione al medesimo tempo.
Le foto di Kern mostrano scene di vita quotidiana, di svago, di lavoro, di studio. Non si limitano a documentare la povertà che regna nel Paese, ma colgono anche sentimenti, desideri, emozioni e sogni delle persone ritratte.
Kern ha visitato per la prima volta Haiti dodici anni fa, inviato dalla rivista di cultura “Du“. Da allora il fascino per quel Paese non lo ha più lasciato, sebbene riconosca che si tratta di un luogo “che costituisce l’esatto contrario di ciò a cui sono abituato in Svizzera e mi venga spesso rinfacciato di essere straniero e bianco“.
Coal-Mine-Galerie
Turnerstrasse 1
Winterthur
lun-ven, 8-19; sab 9-18
fino al 31 marzo 2010
Link: Galleria Coal Mine
(ve) La Galleria Coal-Mine di Winterthur ospita un’esposizione di Thomas Kern, fotografo svizzero che, negli ultimi anni, ha visitato a più riprese Haiti. Il catastrofico terremoto che ha devastato il Paese caraibico ha dato alla mostra ulteriore significato, come testimonianza di un mondo tormentato dalla miseria, caotico, percorso da fremiti di grande vitalità e disperazione al medesimo tempo.
Le foto di Kern mostrano scene di vita quotidiana, di svago, di lavoro, di studio. Non si limitano a documentare la povertà che regna nel Paese, ma colgono anche sentimenti, desideri, emozioni e sogni delle persone ritratte.
Kern ha visitato per la prima volta Haiti dodici anni fa, inviato dalla rivista di cultura “Du“. Da allora il fascino per quel Paese non lo ha più lasciato, sebbene riconosca che si tratta di un luogo “che costituisce l’esatto contrario di ciò a cui sono abituato in Svizzera e mi venga spesso rinfacciato di essere straniero e bianco“.
Coal-Mine-Galerie
Turnerstrasse 1
Winterthur
lun-ven, 8-19; sab 9-18
fino al 31 marzo 2010
Link: Galleria Coal Mine
La diceria o le trappole della comunicazione
(ve) Il Museo della Comunicazione di Berna dedica un’esposizione alla diceria, un fenomeno tanto sfuggente quanto affascinante. La mostra propone al visitatore di vivere le numerose forme e sfaccettature della diceria per comprenderne i meccanismi.
Il salone del parrucchiere, il tavolino del bar, la lavanderia, il mercato, la stampa, la radio, il telefono, internet. Ovunque la gente comunichi, là si diffonde la diceria. Le notizie non del tutto certe, sospese tra informazione e disinformazione, verità e bugia, godono di una dubbia reputazione. E tuttavia tutti partecipano alla loro diffusione. Alle volte senza neppure volerlo, altre volte provando un maligno piacere. Ma come parlare del fenomeno della diceria, tanto effimero, imprevedibile e incontrollabile? Il Museo della Comunicazione ci prova invitando il visitatore lungo un affascinante percorso di esplorazione e riflessione.
Museo della Comunicazione
Berna, da martedì a domenica, 10-17
fino al 4 luglio 2010
Link: Museo della Comunicazione
(ve) Il Museo della Comunicazione di Berna dedica un’esposizione alla diceria, un fenomeno tanto sfuggente quanto affascinante. La mostra propone al visitatore di vivere le numerose forme e sfaccettature della diceria per comprenderne i meccanismi.
Il salone del parrucchiere, il tavolino del bar, la lavanderia, il mercato, la stampa, la radio, il telefono, internet. Ovunque la gente comunichi, là si diffonde la diceria. Le notizie non del tutto certe, sospese tra informazione e disinformazione, verità e bugia, godono di una dubbia reputazione. E tuttavia tutti partecipano alla loro diffusione. Alle volte senza neppure volerlo, altre volte provando un maligno piacere. Ma come parlare del fenomeno della diceria, tanto effimero, imprevedibile e incontrollabile? Il Museo della Comunicazione ci prova invitando il visitatore lungo un affascinante percorso di esplorazione e riflessione.
Museo della Comunicazione
Berna, da martedì a domenica, 10-17
fino al 4 luglio 2010
Link: Museo della Comunicazione
Icone russe a Martigny
(ve/stampa) Per la terza volta, dopo il 1997 e il 2000, la Fondation Pierre Gianadda di Martigny propone al pubblico una collezione di icone russe. L’esposizione, intitolata “Images saintes”, comprende una sessantina di opere provenienti dalla collezione Tretjakow della Galleria nazionale di Mosca. Le icone risalgono all’epoca compresa tra il 15. e il 18. secolo, alcune di esse sono opera di artisti che hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo della pittura religiosa russa, come Andrei Rubljow.
Gli autori delle icone erano tenuti a vivere secondo una rigida disciplina e a digiunare. Nelle loro composizioni raffigurano temi dell’Antico e del Nuovo Testamento. “Ogni postura del corpo, ogni gesto delle mani, ogni vestito, colore e piega del mantello ha un particolare significato”, scrive la Fondation Gianadda.
Le icone sono realizzate su tavole di legno, il materiale deve ricordare la croce a cui fu appeso Gesù.
Fondation Gianadda
Martigny, ogni giorno 10-18
fino al 13 giugno 2010
Link: Fondazione Gianadda Martigny
(ve/stampa) Per la terza volta, dopo il 1997 e il 2000, la Fondation Pierre Gianadda di Martigny propone al pubblico una collezione di icone russe. L’esposizione, intitolata “Images saintes”, comprende una sessantina di opere provenienti dalla collezione Tretjakow della Galleria nazionale di Mosca. Le icone risalgono all’epoca compresa tra il 15. e il 18. secolo, alcune di esse sono opera di artisti che hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo della pittura religiosa russa, come Andrei Rubljow.
Gli autori delle icone erano tenuti a vivere secondo una rigida disciplina e a digiunare. Nelle loro composizioni raffigurano temi dell’Antico e del Nuovo Testamento. “Ogni postura del corpo, ogni gesto delle mani, ogni vestito, colore e piega del mantello ha un particolare significato”, scrive la Fondation Gianadda.
Le icone sono realizzate su tavole di legno, il materiale deve ricordare la croce a cui fu appeso Gesù.
Fondation Gianadda
Martigny, ogni giorno 10-18
fino al 13 giugno 2010
Link: Fondazione Gianadda Martigny








